Avevo preso a stare in pena anche per il terzo tiglio. Non te lo dissi… erano così tante quelle che ti avevo riversato, mica potevo dirti anche che il terzo tiglio, quello a sinistra della mia camera, non si era svegliato, ecco. Il fatto é che alla fine dell’inverno i suoi vicini conficcati sul marciapiede del viale avevano iniziato a sbocciare le prime foglie, mentre lui era rimasto com’era, così, secco, scuro, come intirizzito. Ogni tanto aprendo le persiane lo sbirciavo ma era sempre uguale, così pensai che non ce l’aveva fatta. Mica tutti ce la facciamo no? A svernare. A continuare a bere tutte queste piogge malate. No.
Ma il fatto veramente è che da quando anche quell’uomo è sparito le pene mi sembrano essersi moltiplicate, anche quelle remote, anche quelle che erano sembrate piccole al loro tempo si rincorrono, tutte quelle piccole pene comunque irrimediabili, quelle su cui non potevo scrivere di speranza, né potevo dire, né far nulla.
Perché, se erano stati capaci di tagliare da un giorno all’altro anche tutti quegli altri alberi vivi e vegeti sull’altro viale lo sai, potevano benissimo non aspettare e far fuori anche questo, con una motosega una mattina e zac.