La notte di pesca

L’amore viaggia leggero sui fili

si intreccia nelle reti

gettate

nel mare dolcissimo delle radici

 

 

So che cosa speravi quando mi chiedesti di portarlo con te, sul mare.

Ti affidai la sua vita come tante volte ti ho affidato e ancora ti affiderei la mia, amico mio bruno. Rimasi sulla banchina a salutarvi come dovevo e continuai da terra comunque a sperare per te, per me, tutta la notte.

Ma sai bene che non siamo solo noi, a scegliere. Possiamo cercare di combattere con le onde e i fulmini, maledire le correnti, remare col motore rotto, tuffarci persino anche se tu non lo faresti, illudendoci infine ridendo che siamo stati noi a stabilire l’approdo, come la partenza.

So che cosa speravi, come so quello che gli dirai.

Fotografia

Sono seduta al sole sulla panchina bianca della nave. Sorrido.

Mi sembra di sentire dopo tanti anni il mio amico Pino quando un giorno salutandomi mi disse: Mimi, quel sorriso! Gli rispondo da qui oggi e con questa fotografia appoggiata al monitor: adesso ti ho capito!

Ho la maglietta grigia quella a fiori, una minigonna nera. Giocherello con gli occhiali da sole tra le mani, il braccio sinistro appoggiato sullo zainetto. Sulle gambe abbronzate, accavallate, si vede la piccola cicatrice che ho da quando ero piccola, come una mezzaluna rovesciata vicino al ginocchio.

Ma vedrai quando aprirai la busta, solo che ho quel sorriso.

Dallo sfondo del cielo azzurro chiaro capirai che era mattina ed io ti dico che non solo non credo di aver mai sorriso in quel modo di mattina e so di sicuro che Pino di mattina non l’ho mai visto, ma che non ricordo davvero neanche l’ultima volta che ho sorriso così. Deduco quindi che siamo appena partiti per Stromboli e che tra poco ci allontaneremo dalla Spiaggia dei Gabbiani, che al momento della foto è lì alla mia destra.

C’è un uomo con la camicia bianca appoggiato al parapetto di prua che sta già guardando avanti… io mi alzerò tra un po’, quando saprò che si cominceranno ad intravedere i suoi fianchi, il suo mantello.

Adesso voglio solo sentire il sole sul viso, il respiro del mare che inizierà a scompigliarmi i capelli dopo l’ultima punta, la mia preghiera al tempo: fermati, ti prego.