Anche stavolta ce la siamo trascinata avanti un paio di giorni, che stavano diventando tre. Sempre, a tutte le ore, a guardarci di traverso. Ma, per farti capire meglio, in realtà solo io a guardarlo di traverso e lui come fa sempre, dall’alto in basso. Una cosa insopportabile. Sai quando uno ti guarda a quel modo in silenzio, con un fare un po’ beffardo come per dire: ma sei sicura? Non ti accorgi che qui è diverso che di là? Non sai quello che devi fare, sicura sicura? Guardami dai! Pensaci bene. E tu, che dentro di te lo sai benissimo come sai quello che ti aspetta, abbassi gli occhi e avanzi e cerchi di far finta di niente per un’ora o due, poi fai uguale la mattina dopo, poi cambi ancora stanza anche se sai altrettanto bene che di lì ci dovrai passare e ripassare, che è inevitabile. Che andrai dalla stanza dove tutto è giusto a quella in cui tutto è sbagliato, dove hai già fame, già sete, già sonno, già tutto anche se non è ora.
Devi solo trasportare la scaletta, metterla nel punto preciso sotto di lui, aspettare che i gatti scendano che a loro piace da matti su e giù che pare il circo, salire gli uno, due, tre pioli fino a prenderlo tra le mani, il tutto senza assolutamente mai guardare in basso. E poi giri la rotella nera e lo metti un’ora indietro, perché tutto ritorni meravigliosamente esatto.
