All’orizzonte
(spazio)
spira bellezza.
Le due da cinque erano lì, belle convinte, in blu sulla pagina della Moleskine, ma da un pezzo mi mancava la seconda strofa, quella da sette. Ricordai non so come di quando mi raccontavi che componevi i tuoi haiku su una panchina, in un parco che neanche so dove fosse, a parte il fatto che era lontano, per non dire in un altro mondo.
Le mie sillabe si erano perse di sicuro su quella panchina, poi tra i vialetti del parco immaginato, poi a salire su quell’edificio con le finestre alte sullo fondo. Erano andate tra i praticelli, gli alberi, intorno a te che ogni tanto guardavi in alto verso le nuvole, poi tornavi a casa e me lo raccontavi.
Le sillabe centrali si erano perse, il focus, il cuore forse. Già, la verità era che da un pezzo non avevo più un cuore mi sembrava, anche da prima dell’estate infernale lo sai? E da un pezzo non camminavo più componendo degli haiku e contando le sillabe con le dita, come ti raccontavo di fare. Da un pezzo anche non vedevo più l’orizzonte, ma te lo dico, qualche volta la bellezza dicevo di intravederla, pure al buio delle persiane chiuse. Lo dico ancora.
C’è come uno spiraglio dico, proprio lì, in mezzo a quello spazio che sembra vuoto.
